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OTTO MARZO: DIRITTI E CONQUISTE IN NOME DELLE DONNE UNA STORIA DI DONNE MIGRANTI – DI EMILIA SINA LUGANO - È trascorso un secolo da quando fu celebrata per la prima volta la Giornata Internazionale della donna. In questi 100 anni, nei Paesi occidentali le donne hanno conquistato i fondamentali diritti civili, pagando quest'emancipazione anche con la vita. In Italia il diritto di voto fu espresso per la prima volta dalle donne il 2 giugno 1946. Negli anni '70, la parità salariale, le leggi sul divorzio, sulla tutela della maternità alle lavoratrici, sulla parità in materia di lavoro, sull'interruzione volontaria della gravidanza, sulle pari opportunità e l'istituzione degli asili nido. Negli anni '90 ecco le leggi sulle pari opportunità, l'imprenditoria femminile, l'indennità di maternità per casalinghe e disoccupate, la legge contro la violenza sessuale e la regolamentazione del lavoro notturno e sugli infortuni domestici. E nel 2000 la legge sui congedi parentali. Continuare a migliorare la condizione femminile deve essere un obbiettivo di tutti coloro che si sentono impegnati politicamente e socialmente cercando di cogliere ulteriori obbiettivi quali: incentivi fiscali mirati per il lavoro delle donne; una legge sull'eguaglianza di genere nel mercato del lavoro, come in Spagna; punteggi più elevati, nelle gare d'appalto, alle aziende che rispettano la parità di genere; orari flessibili e lunghi negli asili, nelle scuole elementari e nei principali uffici pubblici; attività estive nelle scuole elementari, aperte anche al pomeriggio; liberalizzazione degli orari del commercio; congedo di paternità interamente retribuito come nei Paesi scandinavi; congedi parentali al 100% per 12 mesi, come in Francia; incentivi alla flessibilità dell'orario di lavoro. Portarli a compimento e impegnarsi per la tutela dei diritti acquisiti fino ad oggi sarà il modo migliore per riconoscere alle donne un ruolo e un valore fondamentale nello sviluppo della nostra società. È importante altresì in occasione dell'8 marzo ricordare le donne migranti che hanno sofferto e lottato per migliorare la loro condizione femminile. Storie spesso dimenticate e lasciate all'oblio della storia. Come Presidente Onoraria di Filitalia International – Distretto Svizzera (Lugano), Associazione filantropica italo-americana e come lombarda vorrei ricordare una di queste storie che chiamerò per semplicità: storia di Rosa, commovente epopea sull'emancipazione di una donna migrante, vissuta a fine secolo, rivelata e divulgata dal prestigioso storico dell'emigrazione italiana e lombarda Ernesto Milani attraverso il sito www.lombardinelmondo.org, dopo essere stata tradotta e pubblicata con un'operazione corale condotta dall'Ecoistituto della valle del Ticino per renderlo parte integrante della memoria collettiva. Rosa nacque a Milano nel 1866. Abbandonata dai genitori, fu portata all'Ospedale della Ruota di Santa Caterina e affidata a una famiglia di Cuggiono. Attenta e curiosa e a suo modo ribelle, seguì il percorso dei bambini poveri e senza giochi crescendo, secondo i ritmi del tempo, quando i signori comandavano e i contadini dovevano chinare il capo. Lavorò bambina duramente in filanda, prima in paese e poi a Cannobio, dalle suore cappellone dove imparò a leggere, scrivere, dimostrando grande predisposizione a raccontare storie e leggende locali. I suoi sogni di giovane donna si infransero presto quando la madre adottiva la costrinse a sposarsi con un marito più vecchio e senza scrupoli che la maltrattava,cercando di contenere la sua irruenza e voglia di vivere. Nel 1884 quest'ultimo parti per le miniere di ferro di Iron Mountain nel Missouri lasciando Rosa in Italia con un figlio, in mezzo a degli stenti. Il marito la mandò poi a chiamare e di fronte alle sue resistenze, la madre la costrinse a partire tenendo in custodia il figlio. Rosa seguì così la trafila dell’emigrante partendo dal porto francese di Le Havre, verso un destino che le si rivelò durissimo. La vita nei campo minerari era infatti dolorosamente simile a quella degli schiavi. Ma Rosa riescì a sopportare le molte fatiche grazie alla sua fede religiosa nella Madonna e all'aiuto di persone che le vollero bene, come Gionin un toscano che gli fu vicino con grande affetto. Nel frattempo gli era nato un altro figlio. Rosa era maturata, si sentiva più forte e non aveva più paura: decise quindi di cambiare vita. Tornata in Italia nel 1890 con il figlio affrontò mamma Lena con determinazione, riprendendosi il primogenito e tornando nel Missouri, fuggendo poi a Chicago con Gionin abbandonando per sempre il marito, i suoi loschi affari e le sue minacce. A Chicago Rosa trovò ospitalità e lavoro presso i Chicago Commons, una casa di accoglienza gestita dal reverendo metodista Taylor. Qui Rosa era semplicemente una donna delle pulizie ma ben presto si fece notare raccontando storie,come aveva fatto a Cannobio, agli ospiti della casa: le storie della sua fanciullezza, quelle sentite in giro quando era bambina. E tutti l'ascoltavano estasiata perché sapeva raccontare con passione ed arte drammatica, senza più l’ostacolo della lingua. Negli anni successivi ebbe tre figli e molte disavventure, sempre superate grazie alla sua fede religiosa e alla sua venerazione nella Madonna. Nel 1918 incontrò Marie Halls Ets, un’assistente sociale che aveva perso da poco il marito. Rosa la consolò cominciando a raccontarle la sua vita, le sue storie. Marie le raccolse meticolosamente per due decenni. Il manoscritto con le memorie e le favole furono consegnati a Rudy Vecoli, direttore del Centro Studi di Storia dell'Immigrazione di Minneapolis e pubblicati, in parte, nel 1970. Nel 1975 durante un soggiorno al centro, Philip Notarianni le mostrò ad Ernesto Milani che poi le divulgò. A Rosa e alle tante donne che sconosciute in tutto nel mondo lottano coraggiosamente per la loro emancipazione e i loro diritti, vorrei fosse dedicato questo 8 marzo. (emilia sina) presidente Onoraria Filitalia International – Distretto Svizzera (Lugano) presidente Gente Camuna di Zurigo
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