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Notizie

Donne, salute e partecipazione

INTERVENTI - DONNE, SALUTE E PARTECIPAZIONE
ROMA - La giornata internazionale della donna ci offre l’opportunità di celebrare le tappe percorse dalle donne nell’arco di un secolo e di riflettere sul cammino futuro.
Dalle Conferenze mondiali dell’ONU sulle donne e dai forum paralleli delle ONG che si sono succeduti dal 1975 a Città del Messico alla conferenza di Pechino del 1995, si è fatta strada una nuova visione del ruolo delle donne nello sviluppo delle società. Questa visione che vede le donne, non più come semplici beneficiarie dei processi di sviluppo ma protagoniste attive, senza la cui partecipazione lo sviluppo stesso non sarebbe stato possibile, ha costituito l’elemento fondante delle politiche di genere sviluppate in diversi paesi negli ultimi trenta anni.
L’accesso alla salute, lavoro ed educazione sono state identificate come aree strategiche per garantire la piena partecipazione civile e politica delle donne nella società. Pertanto le politiche della salute sviluppate in molti Paesi mirano ad eliminare le disuguaglianze nello stato di benessere e di salute delle donne, in quanto tutte le altre disuguaglianze, economiche, sociali e culturali sono legate a queste.
Tuttavia, come evidenzia il rapporto del World Economic Forum del 2007 "Women's Empowerment: Measuring the Global Gender Gap", il cammino verso l'uguaglianza di genere si profila lento, seppur con positivi segnali di successo. Il rapporto esamina complessivamente 128 Paesi, con una copertura di oltre il 90% della popolazione mondiale, ed include tutti i Paesi dell'Unione europea, 23 Paesi latinoamericani e caraibici, 23 Paesi dell’Africa Subsahariana, oltre 20 Paesi asiatici e 15 Paesi mediorientali e nordafricani.
Il rapporto copre le aree cruciali in cui le disparità di genere sono maggiormente pronunciate: lavoro, istruzione, salute e rappresentanza politica.
Dal rapporto risulta che mentre il divario si sta colmando rapidamente in Paesi europei come la Spagna e la Germania o nella Corea, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, in altri Paesi il divario e’ andato invece aumentando (Marocco, Tunisia e Turchia).
I maggiori divari di genere nell’ambito della salute e aspettativa di vita vengono segnalati nella maggior parte dei Paesi dell’Africa e dell’Asia. In particolare in Malawi, India, Cina e Botswana dove, in gran parte a causa dell’epidemia di Hiv/Aids, l’aspettativa di vita in salute per le donne rispetto a quelli degli uomini continua a regredire in modo vertiginoso.
La relativa carenza di servizi per la salute riproduttiva continua ad essere un forte elemento limitante per il benessere fisico e psicologico della maggior parte delle donne che vivono nei continenti asiatici, africani e nell’america latina.
Come le comunità internazionali di donne hanno più volte dimostrato, la creazione di reti di solidarietà ed il networking (cioè la creazione di reti di contatto per lo scambio di informazioni, conoscenze, per attivare sinergie per intraprendere azioni comuni), si sono manifestati strumenti altamente efficaci per l’empowerment delle donne.
Ne sono testimonianze le associazioni e movimenti di donne che, in vari continenti e diversi contesti sociali e politici, sono coinvolte con grande determinazione e coraggio nella difesa della pace, dei diritti umani delle donne e nella lotta contro le discriminazioni.
Un esempio ispiratore di attivismo politico e solidarietà è fornito dal movimento argentino delle "Madres de Plaza de Majo", movimento attivo fin dalla fine degli anni settanta, e delle "Abuelas de Plaza de Mayo" (le "nonne"), di cui fanno parte molte donne di origine italiana.
Le "Madres de Plaza de Mayo, avvalendosi di un pregnante riferimento al ruolo di madri tese alla ricerca di portare alla luce i crimini contro i loro figli commessi dalla dittatura militare, hanno saputo confrontare uno spietato sistema repressivo, continuando a denunciare il legame che univa il regime della dittatura militare con le politiche dei governi succedutisi negli anni 90.
Il movimento delle "Madres de Plaza de Mayo" si è rivelato così un forte modello ispiratore per l’attivismo politico e sociale delle donne argentine ed ha continuato ad offrire loro sostegno nel culmine della grave crisi economica che si e’ abbattuta sull’Argentina all’inizio del 2000.
Il movimento delle "Abuelas de Plaza de Mayo", formatosi successivamente, ha proseguito con tenacia e rigore l’azione di pressione presso i governi argentini, italiani e spagnoli per portare di fronte alla giustizia i responsabili dei crimini compiuti verso i giovani "desasparecidos".
Questo esempi straordinari di cooperazione e solidarietà rivelano come le donne possano associarci in modo da essere "empowered" ed influenzare in modo ricco e costruttivo le società in cui vivono.
Il percorso verso l’integrazione delle donne di origine italiana nel mondo e’ stato costruito su una ricca rete di solidarietà e di rapporti comunitari.
Nel contesto di paesi di cultura anglosassone, l'attivismo si e' accentrato sul mettere in luce le discriminazioni istituzionali, l’ottenimento dei pieni diritti di cittadinanza, l’accesso al lavoro, ai programmi di educazione e formazione e ai servizi socio- sanitari.
Il percorso, paziente, sommesso ma altrettanto tenace delle donne di prima generazione, ha aperto nuove opportunità per le giovani generazioni. Questo percorso ha anche aperto nuove vie verso l'integrazione per donne di più recente migrazione.
In molti paesi di emigrazione italiana l’attivismo delle donne di prima generazione, ha favorito la crescita di un nuovo enorme capitale umano e sociale.
Non bisogna tuttavia dimenticare che molte di queste donne, spesso definite "eroi dimenticati dell’emigrazione", ora vivono spesso in un profondo isolamento fisico ed emotivo e in stato di povertà.
Non dobbiamo far mancare loro la nostra riconoscenza e solidarietà. La strada della parità delle donne è ancora lunga ma si va delineando sempre più chiara.
(daniela tuffanelli costa)
consigliere CGIE Australia

inserito da hope il 11 Mar 2008

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