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ROMPERE IL MURO DEL SILENZIO CHE CIRCONDA I DETENUTI ITALIANI ALL’ESTERO: A ROMA LA PRESENTAZIONE DI "PRIGIONIERI DEL SILENZIO"/ DANIELI: L’IMPEGNO DELLA FARNESINA TRA DIPLOMAZIA E CONCRETEZZA ROMA - "Questa associazione nasce dal dolore, dalle storie di Carlo e Simone, nasce per aiutare i detenuti italiani all’estero, ma anche le loro famiglie. Nasce per sensibilizzare la gente affinché cominci a guardarsi intorno per aiutare chi ne ha bisogno". Compagna di Carlo Parlanti, connazionale detenuto ad Avenal (Usa), Katia Anedda ha introdotto così la conferenza di presentazione di "Prigionieri del Silenzio", associazione che ha promosso insieme ad Erica Righi, sorella di Simone, scarcerato, ma ancora in stato di fermo in Spagna, e ad altre sei donne, per informare e coinvolgere istituzioni ed opinione pubblica sui drammi e sulle vere e proprie violazioni dei diritti fondamentali che i nostri connazionali pagano nelle carceri all’estero. Presenti all’incontro, ospitato dalla sede italiana del Parlamento europeo questa mattina a Roma, anche il Vice Ministro degli Esteri, Franco Danieli, l’eurodeputato Umberto Guidoni, e il Garante nazionale dei detenuti, Angiolo Marroni. Media e istituzioni indifferenti o, ad essere ottimisti, semplicemente disattenti, le accuse più volte ribadite nel corso della mattina da chi non ha trovato interlocutori tra il nostro personale diplomatico né riscontri nelle tv o sulla stampa, ma anche da chi descrive il nostro Paese incapace di difendere i propri cittadini "sacrificati" sull’altare della diplomazia. Diplomazia che, comunque, ha il suo bel daffare, come ha tentato di spiegare il Vice Ministro Danieli, sottolineando che "ogni Paese ha un proprio sistema giuridico" che, nella maggior parte dei casi, è esercitato "da una magistratura indipendente dai poteri esecutivi e legislativi". Quello che la Farnesina fa per supportare i connazionali coinvolti e le loro famiglie è "lavorare affinché nel Paese straniero sia garantita la piena tutela dei detenuti italiani" tenendo conto, ancora, delle diversità dei sistemi giudiziari. Dopo aver ricordato l’impegno italiano, che lo vide in prima fila, nel caso di Joseph O’Dell così come nel caso di due bambine sottratte dal padre egiziano alla madre piemontese, il Vice Ministro ha ribadito l’importanza di "essere tutti determinati e rigorosi nel far rispettare ovunque i diritti dell’uomo e contemporaneamente capaci di alzare la voce quando necessario", cioè quando questi vengono violati. "Prigionieri del silenzio" è "un’iniziativa lodevole", ha detto Danieli precisando comunque che "non è competenza del Mae fare valutazioni di merito. Noi – ha ribadito – dobbiamo fare in modo che le famiglie riescano a mettersi in contatto con i loro familiari detenuti all’estero, vigilare sull’esercizio di giurisdizione nei loro confronti e sulle loro condizioni di detenzione. Questa associazione – ha concluso il Vice Ministro – è senz’altro utile per creare interesse intorno a questo problema che mi è sempre stato a cuore e che lo sarà in futuro, che io sia o meno alla Farnesina". Ad oggi, ha ricordato Erica Righi, sorella di Simone, protagonista di un’incredibile vicenda giudiziaria in Spagna, sono 3200 i detenuti italiani all’estero, di cui oltre 400 in Spagna e 1114 in Germania. "Accanto a loro, stremate psicologicamente, ma anche finanziariamente ci sono 3200 famiglie. Noi – ha sottolineato – vogliamo abbattere il muro di silenzio che le circonda" perché, oltre ad essere indifferente, l’opinione pubblica "si vergogna di questi connazionali in carcere che invece non devono essere ignorati!". Le cose non vanno meglio in ambito europeo, come ha spiegato Umberto Guidoni. Sensibilizzato sulla vicenda di Parlanti, l’europarlamentare ha raccontato di essersi attivato insieme ad altri colleghi italiani a Strasburgo inviando sia una lettera alle istituzioni italiane, ricevendo risposta solo dalla Farnesina, sia al Vice Presidente Frattini, "da cui – ha detto – ci è giunta una risposta tecnica e, a mio parere, un po’ troppo sbrigativa". "La Commissione Europea – ha spiegato Guidoni – ha firmato una Convenzione europea d’estrazione, che ancora non è applicata perché non tutti gli stati l’hanno ratificata. La materia resta, quindi, disciplinata dagli accordi bilaterali tra Stato e Stato". E se, per l’europarlamentare, sul caso Parlanti "pesa" la "soggezione dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti", per tutti gli altri "manca semplicemente la sensibilità politica per intervenire". Ciò, nonostante il fatto che, nel febbraio scorso, "nel trattato costituzionale europeo è stata recepita la Carta dei Diritti dell’uomo. Diritti che, a cominciare da quello alla salute, ma anche all’equo processo o alla presunzione di innocenza, in molti dei casi che coinvolgono detenuti italiani non sono rispettati". L’europarlamentare ha quindi concluso ribadendo la necessità che "l’Ue difenda concretamente i propri cittadini anche quando dall’altra parte ci sono gli Stati Uniti". Garante dei detenuti del Lazio e coordinatore dei garanti regionali di tutta Italia, Angiolo Marroni ha esordito sottolineando che "con la detenzione si perde la libertà, ma non anche gli altri diritti, dallo salute allo studio, dalla dignità alla affettività". Dopo aver ricordato i "numeri" delle carceri italiane e il fatto che "nonostante tutto, nel nostro Paese i diritti della persona vengono comunque tutelati", Marroni ha sostenuto la necessità di "lavorare alla unicità della tutela dei diritti umani, così come impone, quasi, il nostro mondo globalizzato, coinvolgendo anche istituzioni sovranazionali come le Nazioni Unite". "A "Prigionieri del silenzio" – ha aggiunto – do il mio appoggio e sostegno concreto. Vi consiglio – ha detto rivolgendosi alla Anedda e alla Righi – di non puntare solo su determinati "casi", magari più appetibili per la stampa, ma di preparare un dossier che li contenga tutti che potremo presentare dopo le elezioni". A margine dei lavori, la Righi ha di nuovo ribadito che "ogni italiano che va all’estero è a rischio perché non sa cosa trova al di fuori dei confini nazionali". Per la Righi, è indispensabile richiamare l’attenzione del governo a tutela dei detenuti italiani all’estero a cominciare dalla necessità di "estendere anche a loro l’articolo 24 della Costituzione che garantisce il gratuito patrocinio", di assistere le famiglie che non riescono a comunicare con le istituzioni anche per via della lingua straniera e di dare loro un supporto economico per affrontare le spese legali, e, infine, di prevedere "un’assistenza agli ex detenuti, persone che escono dal carcere drammaticamente cambiate e che incontrano difficoltà di reinserimento sociale. Tutti noi – ha concluso – abbiamo il dovere di parlarne: la nostra associazione continuerà ad informarvi per sfondare questo muro di silenzio". (m.cipollone)
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