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Processi migratori e famiglie nei Paesi d'origine

PER L’OIM OCCORRE UN MAGGIORE IMPEGNO NEL SOSTENERE LE FAMIGLIE CHE NEL PROCESSO MIGRATORIO RESTANO NEI PAESI D’ORIGINE
GINEVRA - L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ricorda come alla crescente attenzione per la migrazione irregolare nel contesto della globalizzazione e all’aumento degli sforzi volti a promuovere i diritti dei lavoratori migranti non siano ancora stati affiancati interventi volti ad assicurare la sicurezza e il benessere delle famiglie che restano nei paesi di origine.
"I paesi di origine - afferma Ndioro Ndiaye, Vice Direttrice Generale dell'OIM - sono sempre più dipendenti dalle importanti quantità di rimesse effettuate dai migranti e guardano ai propri lavoratori espatriati come a un valore aggiunto del loro sviluppo economico. Ma per le mogli e i figli rimasti in patria l’assenza di uno dei genitori nella gestione giornaliera della vita familiare comporta difficoltà di ordine economico e sociale. Si tratta di difficoltà troppo spesso ignorate nelle politiche di migrazione e di sviluppo".
Le rimesse internazionali dei fondi destinati ai paesi in via di sviluppo, che nel 2007 ammontano a circa 240 milioni di dollari, sono spesso la principale entrata economica delle famiglie. Sono soldi di solito utilizzati per affrontare le spese quotidiane, e servono a pagare sia le tasse per l’istruzione sia tutto il necessario per poter frequentare la scuola. L’assenza prolungata di un genitore può ad ogni modo mettere in discussione la ragione alla base della decisione di emigrare, ossia il desiderio di migliorare le condizioni di vita della famiglia
Gli studi realizzati nei paesi di origine sulle famiglie dei migranti con qualifiche medio-basse rivelano che il ruolo di capofamiglia implica un notevole quantità di compiti e di responsabilità. Mentre se è vero che la migrazione del capofamiglia si può tradurre in un aumento di autonomia per le donne, è anche costume che al ritorno del marito ognuno riprenda il proprio ruolo tradizionale.
Le ricerche effettuate dall’OIM in alcuni paesi asiatici hanno mostrato che per le spose rimaste in patria aumentano i problemi di salute causati dalla depressione, dalla solitudine e dalla stanchezza. Le donne e le ragazze inoltre corrono più rischi di subire abusi sessuali da parte di membri della famiglia "allargata" o della comunità in genere.
Una ricerca dell’OIM effettuata in Bangladesh – paese in cui, secondo i dati della Banca Mondiale, le rimesse hanno fatto abbassare il tasso di povertà del 6% – ha rivelato che nelle famiglie di lavoratori espatriati le madri osservano cambiamenti comportamentali dei loro figli. Questo fenomeno è attribuito alla mancanza di un modello di riferimento maschile nel nucleo familiare.
La stessa constatazione è stata fatti in altri paesi asiatici in cui ricerche dell’OIM hanno rivelato la mancanza di motivazioni a scuola, se non proprio l’abbandono degli studi. Le ricerche hanno anche sottolineato come a ciò si affianchi la forte ricerca di una figura paterna o materna e anche l’abuso di stupefacenti.
Le donne migranti, che rappresentano quasi il 50% dei quasi 200 milioni di migranti nel mondo, nel momento in cui i mariti tornano possono anche vedersi costrette ad avere a che fare con problemi legati ad alcolismo, con infedeltà coniugali e con violenze di vario tipo. I mariti infatti spesso non riescono ad assumersi le responsabilità e soffrono sia la solitudine che sono costretti ad affrontare a causa della separazione si il cambiamento del loro status, passato da capofamiglia a "sostegno" della famiglia.
Secondo Ndioro Ndiaye "è importante che siano realizzati programmi specifici rivolti alle famiglie degli emigrati, simili a quelli realizzati da governi, società civile e organizzazioni internazionali per la migrazione per lavoro, la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani. Per rispondere a tutti i tipi di problemi che si presentano, occorre sviluppare una serie di misure ad ampio spettro che si integrino nelle politiche nazionali di migrazione e sviluppo".
Tra queste misure vanno incluse una maggiore protezione delle donne migranti nei paesi di destinazione, dove sono pagate molto meno degli uomini e dove lavorano in settori meno regolati quali il lavoro domestico e l’agricoltura. Le infrazioni contrattuali e il mancato pagamento dei salari possono in effetti avere delle gravi ripercussioni sul benessere delle famiglie che dipendono dalle rimesse.
Occorre anche sviluppare misure che facilitino la scolarizzazione dei figli dei migranti, che possano anche fornire un sostegno istituzionale volto ad attenuare la vulnerabilità dei bambini, e che diano vita a strutture di sostegno per le famiglie di lavoratori migranti nelle regioni ad alto tasso di emigrazione. L’adozione di misure del genere permetterebbe a queste famiglie di farsi ascoltare, economicamente e socialmente, grazie al loro significativo contributo all’economia.
Inoltre, aspetto ancora più importante, una formazione rivolta alle spose rimaste in patria e mirante a migliorare le loro capacità di gestione finanziaria potrebbe accrescere la capacità di generare reddito e renderebbe le famiglie meno dipendenti dalla rimesse, che potrebbero in questo modo essere utilizzati per investimenti a lungo termine. I programmi di reintegrazione dei migranti che rientrano in patria rivestono anche un’importanza critica, non solo nell’ottica di un reinserimento economico di successo nella comunità dopo tanti anni di assenza, ma anche da un punto di vista prettamente sociale.
"La migrazione – conclude Ndioro Ndiaye – diventa vantaggiosa per le famiglie e per la società nel suo insieme quando i migranti, al loro ritorno, trovano in patria concrete opportunità di lavoro e mezzi di sussistenza".

inserito da hope il 08 Mar 2008

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