logo CMCc Hope

Cooperativa Mediatori Culturali HOPE - ONLUS


logo CMC Hope

Cooperativa Mediatori Culturali HOPE - ONLUS


Notizie

Immigrati, V Rapporto Cnel

LE NUOVE DINAMICHE DELL’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA NEL V RAPPORTO CNEL
ROMA - La presenza di immigrati in Italia diventa sempre più visibile: dalle famiglie alle aziende, dalle scuole agli spazi pubblici, le città italiane diventano sempre più cosmopolite al punto da imporre il Paese come uno tra i più grandi in Europa in termini di immigrazione, con un ritmo d’aumento in proporzione maggiore a quello degli Stati Uniti. Di questi argomenti, ormai da 5 anni, se ne occupa il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro che questa mattina a Roma, presso la Sala della Biblioteca della propria sede, ha presentato l’edizione provvisoria del V Rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia.
Hanno partecipato all’evento il Presidente Vicario dell’ONC-CNEL, Giorgio Alessandrini, il Presidente della Società Italiana Medicina delle Migrazioni, Salvatore Geraci, e il Coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, Franco Pittau.
Il volume presentato riporta i risultati degli ultimi due rapporti annuali CNEL e prende in considerazione una serie di dati sugli immigrati che nel volgere di pochi anni sono notevolmente cambiati. A fine 2007 infatti le presenze regolari di immigrati hanno superato la soglia dei 4 milioni contro le 2.786.000 presenze registrate a fine 2004.
L’Italia cambia dunque, trasformandosi da area di passaggio o di seconda scelta migratoria a grande polo di attrazione. Un cambiamento causato senz’altro da motivi esterni, come la pressione dei Paesi d’origine e la chiusura dei tradizionali Paesi di immigrazione, ma anche interni, come il calo demografico e il bisogno di forza lavoro supplementare. Complice, infine, anche la collocazione geografica dell’Italia: punto di confluenza ottimale per i flussi migratori originati sia dall’Est Europa che dall’Asia e dall’Africa.
"L’integrazione è oggi la questione centrale delle politiche migratorie sia per l’Italia che per i Paesi del mediterraneo caratterizzati da una immigrazione recente", ha spiegato Alessandrini nel corso della presentazione, "ma lo è anche per i Paesi di più antica tradizione immigratoria i cui modelli, multiculturale o assimilazionista, rivelano crepe profonde e limiti abbastanza gravi. Secondo Alessandrini "i processi di integrazione devono fare oggi i conti con fenomeni demografici, economici, sociali e geopolitici di grande complessità che rendono l’immigrazione attuale completamente diversa rispetto a quella degli inizi del secolo scorso".
Ma quali sono le dinamiche di questa nuova situazione migratoria che sta caratterizzando l’Italia?
Dalle pagine del V Rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia scopriamo che tutte le regioni italiane, seppur in diversa misura, sono caratterizzate dal fenomeno migratorio e la ripartizione territoriale risulta essere più equilibrata rispetto agli altri Paesi europei. Sono comunque la Lombardia, il Lazio, il Veneto e l’Emilia Romagna a trovarsi ai vertici della classifica per numero di presenze.
"Negli ultimi 5 anni le aree più attrattive sono però cambiate", ha osservato Franco Pittau nel suo intervento. "Piccole aree, come l’Umbria e le Marche, hanno quadruplicato il numero di immigrati mentre in altre grandi regioni come il Veneto e L’Emilia Romagna tale tasso è solamente triplicato".
Dal V Rapporto scopriamo anche che sono le regioni settentrionali a offrire condizioni di per sé più favorevoli per l’integrazione degli immigrati. Tutto il Nord Est rientra infatti nella fascia massima di integrazione, mentre la fascia di livello alto copre quasi tutto il Nord Ovest e il Centro, escludendo la Liguria e il Lazio. Una piccola regione come il Trentino Alto Adige viene per prima in graduatoria, a poca distanza da Veneto e Lombardia, Emilia Romagna, Marche e Friuli Venezia Giulia. Sembra così affermarsi una sorta di "modello adriatico" di integrazione. Quasi la metà delle province italiane, inoltre, presenta condizioni potenziali per un’integrazione degli immigrati massimamente o altamente soddisfacente, contro un terzo in cui tale potenziale è basso o minimo. "Bisogna dotare di più risorse le regioni al fine di dar vita alle necessarie politiche di integrazione", ha concluso Pittau. (t. sampaolo)

inserito da hope il 08 Mar 2008

Powered by Atigra.it